Tributarista Qualificata LAPET Legge N°4/2013

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Costituire un Trust e’ il modo migliore per iniziare a determinare il proprio futuro.

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Costituzione e gestione di società LTD nel Regno Unito, a Cipro, in Irlanda ed Malta per clienti italiani, ora gli imprenditori non sono più obbligati a costituire una società di diritto locale (S.r.l., S.p.A. etc.) per operare in Italia ma possono scegliere di assoggettarsi al modello societario che reputano migliore o che consenta forme di arbitraggio normativo.

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Costituzione e gestione di società Trust, sviluppare un business in un ambiente sicuro e ben regolato, con un notevole abbattimento d’imposta e la contestuale protezione della ricchezza prodotta, assolutamente compatibile con le norme fiscali del paese di residenza del cliente e’ l’obiettivo del Trust.

Finalmente uno studio in cui ho potuto costituire un trust serio e affidabile, i miei beni non sono mai stati cosi sicuri.

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Domande più frequenti dai clienti

1) La clausola generale della rappresentazione veritiera e corretta nella redazione del Bilancio.

Il Bilancio è tecnicamente corretto quando è chiaro e veritiero.
Il legislatore ha preferito di usare il termine “rappresentazione veritiera” con
riferimento al Bilancio in quanto con riguardo ai valori congetturati non si può
parlare di “verità” nel senso di corrispondenza tra enunciati e fatti. La “verità” deve
consistere nella corrispondenza tra enunciati e giudizi accurati e sorretti da adeguate
conoscenze tecniche. Questa clausola generale mira a che i risultati rappresentati
siano il più possibile conformi alla realtà ma non esclude la relatività del bilancio.
Ma la relatività delle valutazioni trova il suo limite nel dovere di diligente, accurata e
neutrale ricerca del valore più coerente al fine del bilancio e ai criteri legalmente
imposti.
Il termine “corretta” con riferimento alla “rappresentazione” impone il dovere di
riferirsi a criteri tecnicamente corretti. Per raggiungere l’obbiettivo di chiarezza il
legislatore ha previsto gli schemi vincolanti per la redazione dello Stato Patrimoniale
e del Conto Economico e il contenuto minimo per la Nota Integrativa. Qualora le
informazioni richieste dalle singole norme non fossero sufficienti occorre fornire
informazioni supplementari.

2)Nota Integrativa: funzioni e contenuto nel quadro dell'informativa di Bilancio.

Il quadro normativo che disciplina il contenuto della Nota Integrativa è costituito
dall’art. 2427 c.c.
La Nota Integrativa è un documento di tipo descrittivo che si pone di fornire
informazioni di carattere quantitativo aggiuntivo rispetto al sistema di valori espresso
nello S.P. e nel C. E. , e di carattere qualitativo.
La sua funzione appare, innanzitutto, di carattere esplicativo dei valori di Stato
Patrimoniale e di Conto Economico per quanto riguarda:
– il contenuto delle voci quando non è omogeneo o in presenza dei
valori sintetici
– indicazione dei criteri di valutazione
– spiegazione della natura e del significato delle voci
– spiegazioni di tipo di operazioni di operazioni di gestione che le
singole voci esprimono
E’ un documento utile ai fini di lettura di Bilancio in quanto consente di conoscere:
– modalità di formazione dei valori di bilancio ( la loro
genesi contabile, criteri di classificazione e di
valutazione)
– operazioni che le singole poste di bilancio esprimono
– motivazioni di eventuali deroghe

3) Il concetto di ammortamento: significato economico e disciplina civilistica

L’ammortamento è un procedimento economico-contabile avente per oggetto i beni a
fecondità ripetuta, cioè quei beni che dispiegano la loro utilità lungo più cicli
economici. Attraverso l’ammortamento, quindi, il costo pluriennale di tali beni viene
ripartito (secondo il principio di competenza) in più esercizi in funzione della loro
durata economica. Dal punto di vista economico l’ammortamento può essere
considerato come la quota del costo che annualmente grava sul reddito dell’esercizio
quale contributo fornito da ciascuna immobilizzazione. La procedura
dell’ammortamento è prescritta dal Codice Civile (art. 2426 c.c.) ai fini della
redazione del bilancio d’esercizio. L’articolo dispone che il costo delle
immobilizzazioni materiali e immateriali la cui utilizzazione sia limitata nel tempo
deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio con la loro residua
possibilità di utilizzazione.

4) I principi di prudenza e di competenza: aspetti peculiari ed interrelazioni

Dal punto di vista civilistico il principio di competenza è contenuto nell’art. 2423-bis
c.c. , che, al punto 3, prevede l’obbligo di “tener conto dei proventi e degli oneri di
competenza dell’esercizio, indipendentemente dalla data dell’incasso o del
pagamento”. Ci si riferisce alla competenza economica che si basa sul principio della
correlazione tra costi e ricavi relativi agli atti di gestione, prescindendo dai correlativi
flussi monetari.
Il principio di prudenza si sostanzia nell’imposizione di uno specifico comportamento
da parte del legislatore affinché gli amministratori determinino con cautela il risultato
economico dell’esercizio. Il principio è strettamente connesso a situazioni di
incertezza o di rischio che impongono giudizi e valutazioni ed implicano l’inclusione
di un certo grado di cautela nel formularli. La stretta connessione tra i due principi si
deduce dallo stesso art. 2423-bis che al n.2 impone che si possono indicare soltanto
gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio e al n.4 indica che si deve tener
conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio, anche se conosciuti dopo
la chiusura di questo.

5) La valutazione delle partecipazioni secondo il metodo del patrimonio netto

Con il metodo del patrimonio netto il valore della partecipazione viene riesaminato e
rettificato in più o in meno di esercizio in esercizio allo scopo di riflettere nel bilancio
della partecipante la quota degli utili o delle perdite conseguiti dalla partecipata. Di
conseguenza, il risultato economico genera un aumento o una riduzione del valore
patrimoniale della partecipazione. Il metodo del patrimonio netto è il criterio di
stima più corretto per le partecipazioni in società controllate e collegate in quanto è
in grado di esprimere il valore patrimoniale e la redditività della società partecipata
in misura proporzionale alla frazione del patrimonio netto di pertinenza della
società partecipata, mentre il costo potrebbe esprimere addirittura un valore
inattendibile.
Esistono due principali forme di applicazione del metodo del patrimonio netto:
metodo semplice e metodo complesso. Mentre il metodo semplice prevede che il
valore della partecipazione venga adeguato in funzione dei risultati della partecipata
che risultano dal bilancio di esercizio, il metodo complesso impone che tali risultati
vengano prima rettificati secondo la tecnica utilizzata per la costruzione del bilancio
consolidato.

6) Le immobilizzazioni immateriali: iscrizione e valutazione nel bilancio d'esercizio

Le immobilizzazioni immateriali sono valori comuni a più esercizi, privi di consistenza
fisica, relativi a condizioni produttive acquistate dall’impresa, la cui utilità economica
sia ritenuta estensibile a più esercizi.
Le condizioni per iscrizione nel bilancio sono le seguenti:
– devono essere stati sostenuti dei costi ( di acquisto o di produzione)
– deve trattarsi di valori pluriennali
– i valori devono essere identificabili autonomamente
Le immobilizzazioni immateriali possono essere divisi in 3 gruppi:
1. immobilizzazioni immateriali in senso stretto (“beni” immateriali nel senso
giuridico)
2. immobilizzazioni immateriali espresse da costi pluriennali o condizioni
produttive astratte
3. avviamento
Per l’iscrizione delle immobilizzazioni immateriali caratterizzate da “astrattezza” è
richiesto il consenso del collegio sindacale. L’avviamento può essere iscritto solo se
acquisito a titolo oneroso.
I riferimenti per valutare un’immobilizzazione immateriale in senso stretto sono
– prezzo di acquisto + eventuali oneri accessori ( se acquisito a titolo oneroso)
– costo di produzione (se ottenuto dall’impresa stessa)

7) La relazione sulla gestione: dopo aver illustrato la sua funzione nell'ambito del sistema informativo di bilancio individuare e commentare il contenuto previsto dalla normativa.

Il quadro normativo che disciplina il contenuto della relazione sulla gestione è
rappresentato dall’art. 2428 c.c. La relazione non è una componente del bilancio ma
è un documento che lo correda. Il fine della relazione sulla gestione è quello di
illustrare l’andamento della gestione in termini quantitativi e qualitativi per la parte
non desumibile dai dati numerici del bilancio. Consente di formulare un giudizio
complessivo sull’esistenza di condizioni di equilibrio di gestione, oltre a fornire alcuni
elementi di informazione specificatamente previsti. Secondo il codice civile la
relazione deve illustrare la situazione della società e l’andamento della gestione nel
suo complesso e nei settori in cui essa ha operato anche attraverso imprese
controllate. Anche se il contenuto rimane “aperto”, l’articolo 2428 prevede alcune
informazioni specifiche:
– attività di ricerca e sviluppo ( ammontare complessivo dei costi, risultati
ottenuti)
– rapporti con le imprese del gruppo, principali operazioni infragruppo
– numero e valore nominale di azioni proprie e delle azioni e quote di società
controllanti
– fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio
– evoluzione prevedibile della gestione

8) Lo schema di Conto Economico nella disciplina civilistica vigente

Lo schema di Conto Economico scelto dalla commissione ministeriale per
l’attuazione in Italia della disciplina comunitaria, ha la forma scalare con
classificazione per natura. Tale schema è contenuto nell’art. 2425 del codice civile.
La forma scalare esalta il contenuto informativo del Conto, consentendo di
apprezzare l’andamento della gestione nelle varie aree, in cui la gestione stessa può
essere scomposta. In particolare consente di individuare ricavi e costi ordinari
(correlati all’attività caratteristica dell’impresa) ed eventuali attività accessorie;
proventi ed oneri finanziari e rettifiche di attività finanziarie; proventi ed oneri
straordinari.
La classificazione per natura consente una maggior semplicità di elaborazione.
Lo schema si presenta nella configurazione detta “a costi e valore della produzione
complessiva realizzata nel periodo”, in quanto a formare il risultato concorrono i
componenti negativi e positivi riferiti all’intera produzione ottenuta prescindendo da
quanto di essa è stato venduto.

9) La valutazione delle rimanenze di magazzino

Le rimanenze di magazzino sono valori economici comuni a due esercizi. Riguardano
processi produttivi non conclusi alla fine del periodo che troveranno compimento in
quello successivo.
La valutazione delle rimanenze è un problema complesso a causa della loro non
omogenea composizione ed è un problema delicato in quanto alla scelta del criterio
di valutazione possono conseguire effetti diversi e contrastanti sul risultato.
L’approccio metodologico convenzionale porta a considerare il costo e il valore
presumibile di realizzo come criteri alternativi di valutazione. E il principio di
prudenza porta a scegliere tra i due quello minore.
Per le materie prime e i semilavorati il minor valore da contrapporre al costo e il
costo attuale di riacquisto o di sostituzione.
La valutazione dovrebbe essere effettuata mediante l’individuazione e l’attribuzione
ai singoli beni o a categorie di beni omogenei dei costi sostenuti in modo specifico.
Ciò non sempre è possibile a causa del volume dei beni in magazzino e della
movimentazione quantitativa.
La prassi contabile ha adottato i metodi convenzionali che consentono di dare
concreta applicazione al criterio del costo.
– L.I.F.O. (last in first out)
– F.I.F.O. (first in first out)
– costo medio ponderato
Questi metodi sono applicabili solo per i beni fungibili; altrimenti si applica il costo
specifico
L.I.F.O le quantità acquistate o prodotte in tempi più vicini sono i primi ad uscire dal
magazzino. La stima si riferisce al costo dei beni formatisi in magazzino nei tempi più
lontani.
F.I.F.O primo ad entrare è primo ad uscire. Il costo dei beni formatisi in tempi più
vicini.
costo medio ponderato è dato dal rapporto tra il saldo monetario e saldo in quantità
dello stesso bene.
Ci sono poi due modalità alternative per applicare l.i.f.o. e c.m.p.:
– per movimento o continuo: valore calcolato con riferimento a ciascuna
movimentazione di magazzino
– per periodo o a scatti: il costo è determinato con riferimento a periodi
convenzionali.
Le tecniche sono indifferenti applicandole a f.i.f.o. in quanto si perviene al medesimo
risultato.
L’elemento discriminante per l’adozione di uno dei tre metodi è l’andamento dei
prezzi. Ad esempio, l’adozione del l.i.f.o. Nel regime dei prezzi crescenti si attenua
l’effetto dell’inflazione. Nel caso dei prezzi decrescenti comporta una
sopravvalutazione del magazzino.
Per quanto riguarda le materie prime, sussidiarie e di consumo è consentito
mantenere nel tempo un valore costante purché ci siano le seguenti condizioni:
– il costante rinnovo
– scarsa importanza complessiva in rapporto all’attivo del bilancio
– non sensibili variazioni nella loro composizione, entità e valore.

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